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pd contro zaia

martedì, febbraio 2nd, 2010

(AGI) – Roma, 25 gen. – “In questo quadro – sottolineano i capigruppo Pd in Commissione Agricoltura della Camera e del Senato – non e’ sufficiente poi il tentativo di ampliare le opportunita’ per gli agricoltori con l’introduzione dell’agroenergia tra le “attivita’ connesse”, derivante dalle rinnovabili e dal fotovoltaico. E’ la stessa definizione di “attivita’ connessa” che implica necessariamente l’esistenza di un’attivita’ principale ed e’ proprio sulla solidita’ di quest’ultima che la legislazione attuale non consente previsioni ottimistiche. Per quanto riguarda poi le proposte per risolvere la debolezza strutturale della agricoltura italiana (ossia la sua polverizzazione in piccolissime unita’ produttive) il provvedimento ministeriale risponde con una legislazione che sostituendo la minima unita’ culturale con il compendio unico, non fornisce ulteriori spazi ad interventi significativi per risolvere il problema. Non vengono, a volte, riportate esattamente le figure soggettive di riferimento, ampliando o restringendo arbitrariamente l’ambito soggettivo nella riproduzione della norma (soggetti diversi; soggetti non coincidenti; riferimenti generici e non specifici). I riferimenti alla disciplina comunitaria sono privi di indicazioni legislative specifiche e la stessa espressione “diritto comunitario” viene usata in alternativa a quella di “diritto dell’Unione europea”. In particolare – evidenziano i capigruppo democratici Oliverio e Pignedoli – non vengono inserite norme che disciplinano l’apicoltore, la sua definizione e le finalita’ e sono omesse disposizioni importanti relative all’agriturismo. Per quanto riguarda la disciplina amministrativa della vendita diretta al dettaglio dei prodotti agricoli, va posto in evidenza che essa viene limitata alla sola vendita diretta effettuata sul fondo senza rispettare alcun orario, abrogando di fatto la disposizione che prevede la deroga generale alla disciplina del commercio per qualsiasi forma di vendita diretta, e non solo sul fondo, dei prodotti agricoli effettuata dagli imprenditori. Ed infine la sostituzione del termine “azienda agricola” con quella di “impresa agricola” non risulta sempre coerente, induce ad errori e non tiene conto della complessita’ dell’attivita’ e degli obiettivi aziendali. Quella compiuta dal Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Luca Zaia e’ una straordinaria operazione di maquillage giuridico e l’opera di delegificazione cosi’ attuata presenta pertanto rilevanti profili di illegittimita’. Insomma – concludono Nicodemo Oliverio e Leana Pignedoli – il Ministro Zaia e’ stato solo spinto dalla voglia di ostentare la presentazione di un testo di Codice Agricolo qualunque, e non dall’interesse necessario per risolvere i problemi del mondo agricolo, forse anche perche’ in altre “faccende affaccendato”. E si sa, la fretta e’ una cattiva consigliera”. (AGI) Red/Ros

 Fonte : aginews