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Crisi: soldi all’agricoltura ma le banche non aiutano!

Prendiamo una regione come la Lombardia, una delle più efficienti e veloci nel movimentare i settore produttivi; una sorta di traino per le altre regioni, rallentata dalle banche!
Le banche chiedono più garanzie e tassi elevati per finanziare i piani approvati del PSR 2007-2013. Fondi stanziati dalla Comunità Europea per sostenere l’agricoltura. Ecco come si organizzano in Lombardia: per superare l’emergenza costituito in Lombardia un consorzio che raggruppa i Confidi di tutti i settori.

MILANO – I finanziamenti su diverse misure del Psr della Lombardia sono già stati approvati: su oltre 800 richieste di contributo finora presentate sulla misura 121, dedicata al sostegno degli investimenti, e quindi una delle più gettonate, ne sono state accolte circa 650. Secondo le organizzazioni agricole regionali la nuova programmazione sullo sviluppo rurale non sarebbe però ancora oggi pienamente operativa: le aziende agricole faticano ad accedere al credito bancario anche quando si presentano con un progetto di investimento ammesso al finanziamento nell’ambito del Psr 2007-13.
Il contributo viene infatti erogato non solo in conto capitale, ma anche in conto interesse per l’accensione di un mutuo, come ad esempio per la misura 121. In questo caso manca un passaggio fondamentale: la convenzione tra l’Opr (Organismo pagatore regionale) e gli istituti bancari, indispensabile per gestire il rimborso del contributo in conto interesse, è stata firmata finora solo dal gruppo Banca Intesa e dalla Bcc di Pompiano e della Franciacorta.
Al di là di questa fase di stallo che riguarda la convenzione restano le difficoltà di accesso al credito da parte delle aziende agricole: alla Coldiretti Lombardia sottolineano come le banche finanzino solo a fronte di un aumento delle garanzie prestate e di un innalzamento sia del tasso di interesse che dello spread.
Le condizioni proposte dagli istituti di credito sono quindi decisamente peggiorative rispetto al passato. Tanto che il Confidi che fa capo all’organizzazione agricola ha ormai esaurito il suo fondo rischi dopo aver garantito, nel corso del 2008, quasi 40 milioni di euro di investimenti. Analoga la situazione denunciata dal Confidi della Confagricoltura.
La situazione potrebbe comunque migliorare da quest’anno per effetto dell’unificazione a livello regionale di un sistema di confidi di secondo livello che raggruppa tutti i settori: si è concluso infatti lo scorso 23 dicembre 2008, il processo di fusione per incorporazione di Artigiancredit Lombardia (Consorzio regionale di secondo grado tra le cooperative e i consorzi di garanzia collettiva fidi artigiani della Lombardia) in Federfidi Lombarda, che comprende anche i Confidi agricoli, con effetto dal primo gennaio 2009 e a fine mese c’è stata la prima assemblea. La nuova società, che è stata trasformata in società consortile a responsabilità limitata, garantirà almeno 25mila imprese all’anno in tutti i settori, per un ammontare di 1,7 miliardi di euro di finanziamenti. Anche se la parte agricola ha un peso meno rilevante di altri settori, la fusione consentirà di rafforzare il sistema delle garanzie con controgaranzie a favore dei Confidi di primo livello e favorirà così un migliore accesso al credito per le imprese lombarde. Federfidi Lombarda presenterà nei primi mesi del 2009 domanda alla Banca d’Italia per la trasformazione in intermediario finanziario vigilato. «È importante – ha spiegato Giovanni Trerotola, direttore di Confagricoltura Lombardia – che la nuova società sia partecipata dalla Regione (al 14,92%), da Confindustria e da Unioncamere Lombardia, oltre che da tutti i Confidi agricoli». Le banche sono sempre più caute nell’aprire i rubinetti del credito, conferma Confagricoltura Lombardia, anche se questa particolare attenzione è legata alla crisi mondiale e non riguarda solo il settore agricolo. Il problema, fanno notare, riguarda i finanziamenti per grossi importi, superiori ai 250mila euro, che sulla misura 121 del Psr possono beneficiare di un aiuto erogato in conto interessi. È necessario però che la banca conceda il mutuo. «Anche in presenza di aziende strutturate e di dimensioni importanti – sottolineano – gli istituti bancari tendono a far più attenzione al rischio e hanno inasprito i parametri che misurano l’affidabilità del cliente. Alla fine di ogni trattativa ci si accorge che lo spread aumenta e il costo del denaro è decisamente cresciuto». Proprio in questi giorni è arrivato tra l’altro un altro segnale negativo, segnala la Cia Lombarda: alcune banche hanno dimezzato, con un’iniziativa a tappeto, la disponibilità del fido ad alcune aziende zootecniche. Si attende ora una boccata di ossigeno che consenta di far ripartire gli investimenti al più presto: nell’ambito del Patto dello sviluppo sottoscritto in Regione Lombardia è stato previsto un contributo di 3-4 milioni di euro destinato ai consorzi fidi e che sarà in grado di generare 60-80 milioni di investimenti. Risorse promesse ma per il momento non ancora arrivate a destinazione.

Autore: Francesca Baccino
(Da Agrisole n. 05)

Fonte : 24oreagricoltura

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