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Archivio post di novembre, 2008

Berlusconi non premia il risparmio energetico mentre in Germania centrano gli obiettivi di Kyoto con 4 anni di anticipo

domenica, novembre 30th, 2008

Tedeschi: Primi, come sempre.

Italiani…sempre ultimi!
Manovra anticrisi del governo Italiano non premia il risparmio energetico di imprese e abitazioni, mentre il resto del mondo punta sull’energia rinnovabile e le politiche ambientali per uscire dalla crisi.
Perchè l’Italia tarda a comprendere l’importanza della salvaguardia ambientale?

Ha ragione il Financial time nel dire che la colpa è dei giochi politici di Berlusconi?
Sul Financial time si scrive infatti: “L’Italia fa giochi politici sul tema dei cambiamenti climatici . A metà del 2007″, ricorda FT, “quando i ministri europei comunicarono l’ambizioso obiettivo del 20-20-20, l’Italia era in prima linea con il governo di centrosinistra e il verde Ministro dell’Ambiente, Pecoraro Scanio era, forse, il ministro più odiato dagli industriali”.
La scena è ora cambiata con “un’industriale come ministro” (Stefania Prestigiacomo) e con un esecutivo “più in sintonia con la grande lobby degli industriali che con la lotta contro i cambiamenti climatici”.

L’Italia si oppone ora ai progetti europei per il taglio delle emissioni di anidride carbonica del 20% entro il 2020, “dichiarando che costerebbe alle aziende italiane il 40% in più”, per l’aumento del 20% dell’energia ricavata da fonti rinnovabili e per il miglioramente dell’efficienza energetica.

Il governo italiano propone ora di rivedere gli accordi dopo la conferenza di Copenaghen del prossimo anno al fine di “rivedere il trattato di Kyoto” spingendo anche per ulteriori “concessioni ai fabbricanti di autovetture richiesti dalla legge europea di ridurre le emissioni entro il 2012″.

L’articolo sottolinea come negli ambienti europei “gli Italiani siano visti come quelli che stanno facendo giochi politici su una iniziativa sulla quale l’Unione Europea ha investito molta della sua credibilità”. Il dato di fatto è che ” a differenza della Gran Bretagna, l’Italia ha ancora una forte presenza manifatturiera e che, a differenza della Francia, ha rinunciato al nucleare nel 1987″; secondo dati statunitensi questa situazione ha comportato che “le emissioni pro capite sono aumentate del 4,3% dal 2000 al 2005 mentre solo del 1.2% in Francia, 2.5% in Germania e, addirittura, una riduzione dello 0.7% in Germania”.

Intanto i Tedeschi continuano a dimostrare che lottare per l’ambiente si può e si deve!

“I tedeschi che, proprio l’altro giorno, per bocca della loro Cancelliera, Angela Merkel, avevano chiesto espressamente di non modificare gli obiettivi della lotta ai cambiamenti climatici della UE, hanno reso noto di aver raggiunto gli obiettivi fissati dal Protocollo di Kyoto. Con 4 anni di anticipo, rispetto alla scadenza prevista per il 2012. La Germania ha, infatti, ridotto del 22,4% le emissioni di gas climalteranti rispetto al livello di emissioni registrato nel 1990, raggiungendo l’obiettivo della riduzione del 20%,anzi, migliorandolo del 2,4%”.

A questo punto è urgente che gli italiani si chiedano se sia giusto bloccare le agevolazioni fiscali a favore del risparmio energetico!

freeblogger!

venerdì, novembre 14th, 2008

Free Blogger

Con Obama non cambiano le posizioni sul clima

sabato, novembre 8th, 2008

Secondo il ministro degli Esteri tedesco Frank-Walter Steinmeier la vittoria del candidato democratico non porterà nessun cambiamento radicale nella politica ambientale degli Stati Uniti.
Sul tema della lotta ai cambiamenti climatici la vittoria del candidato democratico Barack Obama non significherà nessun cambiamento radicale nella politica ambientale degli Stati Uniti, secondo il ministro degli Esteri tedesco Frank-Walter Steinmeier.
“Neppure ora la difesa dell’ambiente assumerà una posizione di preminenza assoluta negli Stati Uniti – ha detto Steinmeier ad una conferenza sul tema tenutasi a Friburgo, nella Germania del sud – poiché l’intero Paese non è pronto a dare il contributo necessario per attenuare le conseguenze negative del cambiamento climatico”.

Fonte : lanuovaecologia

Il funerale dell’università

domenica, novembre 2nd, 2008

Un’Italia preoccupata, abbuiata e stanca, sull’orlo di una pericolosa recessione, avrebbe bisogno d’altro che della annunciata morte dell’Università.
Aldo Schiavone su Repubblica scrive che la morte dell’università avverrà fra l’inverno e la primavera del 2010. “Questo perchè in quell’arco di tempo a causa dei provvedimenti fatti da questo governo gli Atenei si vedranno trasferiti dall Stato circa 600 milioni di euro in meno, rispetto alle già magre quantità attuali: su un budget complessivo, cioè, che non arriva a sette miliardi. La cosa più grave, sottolinea Schiavone, è proprio il fatto che questa riforma non nasce dalla crisi dei mercati finanziari, ma già da prima e a freddo, con l’unico effetto di creare un’ennesima e gravissima emergenza, un altro stato d’eccezione scaraventato sulle famiglie italiane – soprattutto sulle giovani generazioni, il cui futuro si mette così a rischio in modo irresponsabile. Le Università, continua Schiavone, dovranno dichiarare lo stato d’insolvenza, e probabilmente non saranno più nemmeno capaci di pagare gli stipendi. Secondo quanto prescrive la legge, verranno commissariate dal Ministero. Per farne che? Chiuse, vendute ai privati, una volta scorporati i loro debiti, come Alitalia? Non si sa. L’unica certezza è questa: che dopo non esisterebbe più, e di colpo, un sistema universitario italiano in grado di funzionare. Per un Paese moderno, sarebbe l’apocalisse. è possibile che qualcuno la voglia davvero? e cosa accadrebbe, poi? l’università italiana è attraversata da distorsioni non superficiali, sulle quali si avventa da tempo un qualunquismo scandalistico e trasversale, di destra e di sinistra. La radiografia di questi mali è una registrazione impietosa di quasi tutte le ombre della nostra storia repubblicana: dalla miopia e dal provincialismo di una parte cospicua delle classi dirigenti, a una cultura sindacale che, quando è uscita dalle fabbriche per entrare nel pubblico impiego, ha finito con l’assumere quasi sempre un ruolo conservatore, schierato a difesa di piccole nicchie di privilegio….”
Allora Schiavone rivolge un invito a tutti: quello di battersi per scongiurare questa assurda minaccia: che il 2010 non sia la data di una morte premeditata e che l’intero sistema universitario italiano possa attraversarlo indenne.

Da la Repubblica del 30/10/2008